#BootlegConsiglia: “Se nascevo femmina” di Ilaria Viola

Leslie oggi per #BootlegConsiglia vi parla di “Se nascevo femmina”, che è il titolo del nuovo album di inediti firmato Ilaria Viola, pubblicato oggi 24 maggio 2019 per Goodfellas / Lapidarie Incisioni.

Ad anticiparne l’uscita, il singolo e video omonimo, “Se nascevo femmina”.

Già dalle prime note si può intendere come la cantautrice romana abbia voluto realizzare un lavoro che esprimesse una rottura totale con tutto ciò che la rappresentava nel precedente album – “Giochi di parole” – che nel 2014 la metteva in relazione con la consapevole ricerca del bello, e qui invece decide di sorpassare l’ideale del manierismo tecnico e lascia intatto il concetto come unica cosa che conta. Ilaria Viola sceglie perciò di raccontare dubbi e perplessità sulla condotta sociale universale e che ricerca e reclama un nuovo modo di rivendicare la femminilità. E lo fa con ironia mescolata a elementi di durezza e dolcezza, su brani che ha scritto in autonomia, arrangiandoli assieme a Giacomo Ancillotto e usufruendo della produzione artistica di Lucio Leoni, che è anche la voce maschile della prima traccia.

Il disco si apre infatti con ‘Bamboombeto’, un brano visibilmente ispirato da un viaggio in Giappone. Pare che l’autrice abbia vissuto lì un mese in solitaria, potendo esplorare sia la parte moderna che quella più tradizionale della cultura nipponica. ‘’Tornata a Osaka dal pellegrinaggio del Kumano Kodo al sud del Kansaii, ho avuto la fortuna di essere ospitata da una famiglia giapponese in questa grande, moderna e tecnologica città. Sono entrata in contatto col loro essere ospitali fino quasi al ridicolo e, contestualmente, col loro razzismo; con la loro forsennata rincorsa alle nuove tecnologie e con le religioni più diffuse, scintoismo e buddismo, che invece di base reclamano un distacco dalle cose materiali. Questa dicotomia mi ha portato a riflettere sulla globalizzazione e su come le necessità imposte di beni materiali abbiano influito negativamente sulla nostra condizione sociale globale.’’Il brano è ritmatissimo, divertente, giocoso e ci esalta, facendoci venir ancora più curiosità sulle altre tracce del disco. 

‘Leila’ esprime ancora una voltà l’abilità vocale di Ilaria Viola e ci fa cantare mentre disegna l’immagine onirica di una donna onirica che l’autrice cerca di rendere reale. A far da contorno è una Capitale in fiamme, ricca però di colori; la terza traccia è ‘Per mezz’ora’ è invece una canzone d’amore, che narra la femminilità di una giovane donna. E l’amore di cui si parla è anche un sentimento che si deve provare verso la vita e verso ciò che si fa, per non spegnersi. Giungiamo quindi alla title track, ‘Se nascevo femmina’, che l’autrice rivela esser nato dopo il titolo: è un brano saltellante, che si mette contro l’idea femminista moderna e il suo possibile scivolare in un’involuzione di tutto ciò per cui le nostre madri si sono battute. Il femminismo oggi dovrebbe essere portato alla versione 2.0. A seguire c’è ‘Martini’, che tratta il tema delle relazioni occasionali, del sesso che si può pensare essere un diritto da rivendicare. I pensieri che vengono cantati e a tratti urlati sono quelli di una donna che riflette sull’uomo con cui è appena stata e di cui non conosce, praticamente, nulla. Una donna un po’ più tradizionale è quella che invece fa da protagonista a ‘Per la gola’, brano scritto da Leila Bohlouri e che vede alla chitarra Daniele Borsato. Contenuti e struttura sono nudi e crudi e si cantano contrasti affascinanti, inquietanti ed infine disturbanti. ‘La via di mezzo’ è la settima traccia, quella che riprende ancor più nel dettaglio il tema di “Se nascevo femmina” e narra di obiettivi, volontà, ma soprattutto di quello che, in fin dei conti, si è. Chiude il disco ‘Mulini a vento’, un pezzo ricco di amore, un amore giunto al termine. Si canta la colpa di persone che si amano e che un giorno smettono di farlo, riuscendo poi a sopravvivere alla fine di qualcosa di così sovrastante come l’amore.

A proposito del disco, Ilaria ha detto:

“Se nascevo femmina” è un disco che nasce dal desiderio di farmi esplodere. La costrizione manieristica del primo disco, che non rinnego assolutamente, ma che trovavo anacronistica rispetto alla mia crescita degli ultimi anni come essere umano, non rispecchiava più la rabbia che ho cominciato a provare per una società alla deriva. L’incontro con Giacomo Ancillotto col quale ho arrangiato tutto il disco è stato illuminante. Dopo un anno era pronto. Quello che mi auguro è che riesca ad arrivare la denuncia e l’insofferenza che provo nei confronti di qualsiasi tipo di discriminazione, qualsiasi tipo di condizionamento socioculturale e qualsiasi lesione della libertà, non necessariamente dichiarata, ma a volte imposta attraverso condizionamenti mediatici. È un disco arrabbiato con la nostra società che non ci consente di vivere mai nulla che non abbia un’etichetta. Una cosa che io trovo claustrofobica. Avere una propria spiritualità, mascolinità, femminilità, promiscuità, non significa necessariamente essere buddisti, induisti, maschi, femmine, immorali. Amare un uomo e disperarsi quando se ne va non vuol dire non sapere che si sopravvive e si supera. Essere una donna non vuol dire essere una femmina. E indossare le scarpe di Chanel non vuol dire essere una femmina, o essere una donna. Vuol dire semplicemente indosso scarpe di Chanel.‘’

E noi, siamo d’accordo.

Buon ascolto!

 

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