#BootlegConsiglia: “A” di BLINDUR

Oggi #BootlegConsiglia vi consiglia, come al solito tramite le parole di Leslie Fadlon, “A”, il nuovo album di inediti firmato BLINDUR, progetto di MASSIMO DE VITA.

Questo lavoro, pubblicato il 19 aprile 2019 per La Tempesta Dischi, segue l’omonimo disco d’esordio uscito due anni fa, e vanta ancora la collaborazione con Birgir Birgisson, storico fonico di Sigur Ros, Bjork e moltissimi altri, con cui Blindur ha già collaborato per il primo disco. L’artista ha all’attivo oltre trecento concerti in Italia e all’estero, ha partecipato a importanti festival internazionali e vinto sette premi, tra cui il Premio Pierangelo Bertoli, il Premio Fabrizio De André e il Premio Buscaglione “Sotto il cielo di Fred”. Massimo De Vita rappresenta oggi quello che nel 2014 era nato come power duo assieme a Michelangelo Bencivenga, mettendosi ora al fianco la band formata da Carla Grimaldi (violino), Julie Ant (batteria) e Luca Stefanelli (basso). Prodotto e realizzato da Blindur e Paolo Alberta (già fonico con Ligabue, Negrita, La fame di Camilla e altri), non  mancano collaborazioni di spicco: JT Bates (già batterista per Big Red Machine e Bon Iver); Adriano Viterbini (Bud Spencer blues explosion); Fabrizio Poggi (pilastro del blues made in Italy, candidato ai Grammy Awards 2018); Daniele Ruotolo (voce e chitarra dei Malmo); Birgir Birgisson (storico fonico di Sigur Ros, Bjork e moltissimi altri), con cui Blindur ha già collaborato per il primo disco.

In “A” possiamo ascoltate sonorità folk, alternative rock e una poetica tipica del cantautorato. E a proposito, l’autore ha detto:

”Ci sono il buio, la paura, le ossessioni, i fantasmi, le ferite e il dolore.
Il dolore dal quale continuamente scappiamo, il dolore che comunque alla fine ci raggiunge, ci colpisce e, se non ci sfinisce del tutto, si mette lì in un angolo a ristagnare fino a diventare tormento. Però ci sono anche la luce, il coraggio, i sogni, gli antidoti, le cicatrici che diventano percorsi e soprattutto la necessità di riconvertire la sofferenza in una nuova occasione, una semplice “A” in corsivo maiuscolo in una preziosa e importante memoria personale ritrovata. Tra le pieghe di queste canzoni ci sono le rovine di quest’epoca; la solitudine; l’ansia; tantissimi punti interrogativi; ma anche la poesia; quella sensazione sacra che qualcuno chiama amore; la disperata ricerca di un posto dove sentirsi al sicuro, almeno fino al prossimo terremoto. “A” è il resoconto sull’inizio dei trent’anni, sulle incertezze e sul pensiero del futuro, ripetendo come un mantra le parole del poeta Leonard Cohen “There is a crack in everything – That’s how the light gets in”.

”A” si accende con ‘Invisibile agli occhi’, un brano intenso, affascinante, sensuale, che non nasconde però quel senso di delusione dell’età adulta, ricordando che ”gridare più forte non ci servirà”; ‘Futuro presente’ ci fa godere il temporale della consapevolezza, mentre un domani ricco di sole ci viene raffigurato nella sua grande bellezza da ‘3000X‘: un mattino nella Capitale di un impero utopico. La quarta traccia si intitola Il punto di rottura’ e parla ancora una volta di un processo di crescita; ‘Q.B.’ è armonico e delicato, un brano carezzevole che ci racconta quel caos che possiamo avere in testa, tra ”troppo silenzio e troppo rumore”, prima di farci ballare al tempo de ‘La forma delle mani’, pezzo estivo e soave. La settima traccia è ‘Una brutta canzone’, pezzo che invece risplende di una luce che solo un brano intimo come questo può contenere, anticipandoAnsia’ e le sue chitarre brillanti che si legano a frasi che ben esprimono tale sensazione ”poi fai brutti sogni/ti senti sempre stanca /sembra che tutto sia contro di te/e poi la frustrazione e l’ansia.”Cetrioli’ è la corsa senza motivo verso le avventure della nostra vita, mentre cerchiamo un ”interruttore per dimenticare”; chiude il bellissimo cerchio disegnato da ”A”, la decima canzone in traklist, Come sassi’, che si sprigiona come l’aria illuminata della primavera, nonostante ci si renda conto che il tempo passa e le risposte alle nostre domande non arrivano mai. 

La risposta, per ora, ci sembra ritrovarla in brani come quelli di Blindur, che l’esistenza la cantano e la sublimano attraverso sonorità deliziose. Brani ricchi di voglia di vivere, da ascoltare e riascoltare.

 

 

 

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